Piaci più di quanto pensi: il liking gap spiegato dalla ricerca
Dopo una conversazione sottostimiamo quasi sempre quanto siamo piaciuti. Si chiama liking gap: ecco gli studi, da dove nasce e come smettere di farsi frenare.
Torni a casa da una cena dove conoscevi solo il padrone di casa. Hai parlato venti minuti con una persona simpatica, un'architetta appassionata di montagna. In metropolitana cominci il replay. Perché hai raccontato quella storia sul trasloco? Hai parlato troppo? Hai fatto quella battuta che non ha riso nessuno? Alla fine ti convinci che sì, è stata gentile, ma per educazione. Due giorni dopo il padrone di casa ti scrive: "Sai che Giulia mi ha chiesto il tuo numero? Le sei piaciuta un sacco".
Non è una storia rara. È talmente comune che la psicologia le ha dato un nome. E l'ha misurata in laboratorio, in un corso per adulti e in un intero anno di convivenza tra studenti universitari.
In breve
Dopo aver parlato con qualcuno, la maggior parte di noi pensa di essere piaciuta meno di quanto sia successo davvero. La differenza tra quanto piaciamo e quanto crediamo di piacere si chiama liking gap, il divario di simpatia.
🟢 Solida. L'effetto è stato trovato in contesti diversi dallo studio originale, in conversazioni brevi e lunghe, in gruppi di lavoro e perfino nei bambini dai cinque anni in su.
L'esperimento
Nel 2018 Erica Boothby, Gus Cooney, Gillian Sandstrom e Margaret Clark pubblicano su Psychological Science un articolo con una domanda nel titolo: "Do people like us more than we think?". Le persone ci apprezzano più di quanto pensiamo?
Il metodo è semplice. Due persone che non si conoscono parlano tra loro. Alla fine, separatamente, ciascuna risponde a due domande: quanto ti è piaciuto l'altro? Quanto pensi di essergli piaciuto? Confrontando le risposte incrociate, si può vedere se la stima che facciamo di noi stessi corrisponde a ciò che l'altro ha dichiarato.
I ricercatori hanno ripetuto il confronto in tre situazioni molto diverse.
In laboratorio. Coppie di sconosciuti chiacchierano per cinque minuti partendo da domande "rompighiaccio", come "di dove sei?" o "che hobby hai?". Risultato: in media ognuno pensa di essere piaciuto meno di quanto sia davvero piaciuto. Lo stesso accade in conversazioni più lunghe. In tutto l'articolo riporta cinque studi.
In un corso di crescita personale. Adulti di varie età, fuori dall'università, si conoscono durante un workshop. Il divario c'è anche qui. Non è un fenomeno da matricole timide.
In un dormitorio, per un anno. Studenti del primo anno che condividono la stanza vengono seguiti per mesi. Il liking gap resiste per diversi mesi, per quasi tutto l'anno. Si chiude solo verso la fine, forse quando i compagni di stanza devono decidere se vivere ancora insieme e finalmente si dicono come stanno le cose.
Due dettagli rendono lo studio più interessante. Il primo: l'effetto riguarda sia le persone molto timide sia quelle con timidezza nella media. Il secondo: durante le conversazioni i segnali di simpatia c'erano. Sorrisi, interesse, attenzione. Erano visibili a chi osservava dall'esterno. Ma chi li riceveva non li registrava.
Cosa dice la ricerca oggi
Il liking gap è diventato un piccolo filone di ricerca. Alcuni risultati chiave:
- Nei bambini. Wolf, Nafe e Michael Tomasello (Psychological Science, 2021) hanno trovato che il divario compare intorno ai cinque anni. Prima di quell'età i bambini non sembrano pensare di essere piaciuti meno. È proprio l'età in cui iniziamo a preoccuparci del giudizio altrui.
- Nei gruppi di lavoro. Adam Mastroianni, Gus Cooney, Erica Boothby e Andrew Reece hanno esteso l'effetto ai gruppi e ai team (Organizational Behavior and Human Decision Processes, 2021). Le persone sottostimano quanto i colleghi le apprezzino. Il divario ha conseguenze pratiche: chi si crede poco apprezzato chiede meno aiuto e collabora meno volentieri.
- Gli altri sembrano sempre più socievoli. Sebastian Deri, Shai Davidai e Thomas Gilovich (Journal of Personality and Social Psychology, 2017) hanno mostrato che tendiamo a credere che la vita sociale degli altri sia più ricca della nostra. È un parente stretto del liking gap: siamo severi con noi stessi quando si tratta di relazioni.
- Sottostimiamo il bene che facciamo. Erica Boothby e Vanessa Bohns (Personality and Social Psychology Bulletin, 2020) hanno trovato che sottostimiamo quanto un nostro complimento faccia piacere a chi lo riceve. Xuan Zhao e Nicholas Epley (Self and Identity, 2020) hanno aggiunto che i complimenti frequenti non si "consumano" come temiamo.
- Sottostimiamo l'interesse dell'altro. Nei 12 esperimenti di Kardas, Kumar ed Epley (Journal of Personality and Social Psychology, 2022), con oltre 1.800 partecipanti, le persone si aspettavano conversazioni profonde più imbarazzanti di come poi andavano e sottostimavano quanto l'altro fosse interessato a conoscerle.
Margaret Clark, coautrice, lo ha riassunto così: il liking gap "può ostacolare la nostra capacità di sviluppare nuove relazioni".
Limiti. Gli studi misurano giudizi espressi in un questionario, non comportamenti a lungo termine. La maggior parte dei campioni è occidentale, e manca ancora una mappa chiara di come il divario cambi tra culture. Inoltre il liking gap è una media: non significa che tu piaccia sempre a tutti. Significa che, in media, il tuo giudizio su come sei andato è troppo pessimista.
Come funziona
Perché siamo così severi con noi stessi proprio quando parliamo con qualcuno? Gli autori propongono alcune spiegazioni, che probabilmente agiscono insieme.
Siamo concentrati su noi stessi. Durante una conversazione una parte dell'attenzione è occupata dal monitoraggio di sé: cosa dire, come sto sembrando, ho appena detto una sciocchezza? Questa autosorveglianza ci rende ottimi critici delle nostre gaffe e pessimi lettori dei segnali positivi dell'altro.
Il replay è selettivo. Dopo la conversazione ripensiamo soprattutto ai momenti che ci sono sembrati sbagliati. Una pausa imbarazzante pesa più di dieci minuti scorrevoli. È lo stesso meccanismo per cui gli eventi negativi colpiscono la memoria più di quelli positivi.
Le norme di cortesia nascondono il segnale. Sappiamo che le persone sono gentili per educazione. Quindi scontiamo i sorrisi e l'interesse dell'altro: "lo fa con tutti". Così il segnale positivo, che c'era, viene archiviato come rumore.
Una prudenza che ha senso. Sottostimare il gradimento può avere una funzione protettiva: ci spinge a impegnarci di più e a evitare figuracce. Il problema è che oggi questa prudenza ci costa occasioni.
C'è un dettaglio curioso. Mentre sottostimiamo quanto piacciamo, in molti altri campi ci sopravvalutiamo: ci crediamo guidatori più bravi della media, più onesti, più intelligenti. Il liking gap sembra un'eccezione proprio nelle conversazioni dirette, dove abbiamo a disposizione pochi dati e molta ansia.
Cosa significa in pratica
- Dopo un incontro o un primo appuntamento. Il tuo giudizio "è andata male" è probabilmente troppo severo. Prima di rinunciare, considera che l'altra persona potrebbe pensarla in modo diverso. Un messaggio leggero il giorno dopo costa poco.
- Nelle amicizie. Molte amicizie non nascono perché entrambi aspettano un segnale più chiaro. Se qualcuno ti è piaciuto, è probabile che anche tu gli sia piaciuto più di quanto credi. Fai la proposta.
- Al lavoro. Il collega nuovo che "non ti ha calcolato" forse ti ha trovato simpatico. Il liking gap nei team porta a collaborare meno e a chiedere meno aiuto. Proporre un caffè o una revisione congiunta è un buon antidoto.
- Nei complimenti. Se pensi qualcosa di positivo su qualcuno, dillo. Sottostimiamo sistematicamente l'effetto dei complimenti sinceri.
- Difesa. Sapere che tendiamo a sentirci poco apprezzati aiuta anche a riconoscere chi sfrutta questa insicurezza. Chi ci "rassicura" di continuo, ma solo in cambio di qualcosa, sta usando un bisogno reale. L'apprezzamento sincero non chiede nulla in cambio.
Le domande che ci fanno
Vale anche per le persone molto timide o ansiose? Sì. Nello studio originale il divario c'era sia nelle persone molto timide sia in quelle nella media. Chi soffre di ansia sociale può avere un divario ancora più ampio, ma questo va studiato meglio.
Allora piaccio a tutti? No. Il liking gap è una tendenza media: il nostro giudizio è spostato verso il pessimismo. Ci sono conversazioni andate davvero male. Ma la maggior parte va meglio di come la ricordiamo.
Il divario sparisce quando ci si conosce meglio? Non subito. Nei compagni di stanza è durato per gran parte dell'anno. Sembra chiudersi quando le persone si parlano apertamente di come si trovano.
Come posso ridurlo? Sposta l'attenzione dall'autosorveglianza all'altro: fai domande, ascolta, nota i segnali positivi mentre accadono. E dopo, ricorda che il tuo replay mentale è un critico parziale.
Per approfondire
- La scheda del quiz
- Punto cieco dei bias
- Euristica della disponibilità
- Fare domande ti rende più simpatico
- Le 36 domande che avvicinano due sconosciuti
- Falso mito o scienza? Il quiz
Fonti
- Boothby E. J., Cooney G., Sandstrom G. M., Clark M. S. (2018). The liking gap in conversations: Do people like us more than we think? Psychological Science, 29(11), 1742-1756. https://doi.org/10.1177/0956797618783714
- Wolf, Nafe, Tomasello M. (2021). The development of the liking gap: Children older than 5 years think that partners evaluate them less positively than they evaluate their partners. Psychological Science, 32(5), 789-798. https://doi.org/10.1177/0956797620980754
- Mastroianni A. M., Cooney G., Boothby E. J., Reece A. G. (2021). The liking gap in groups and teams. Organizational Behavior and Human Decision Processes, 162, 109-122. https://doi.org/10.1016/j.obhdp.2020.10.013
- Deri S., Davidai S., Gilovich T. (2017). Home alone: Why people believe others' social lives are richer than their own. Journal of Personality and Social Psychology, 113(6), 858-877. https://doi.org/10.1037/pspa0000105
- Boothby E. J., Bohns V. K. (2020). Why a simple act of kindness is not as simple as it seems: Underestimating the positive impact of our compliments on others. Personality and Social Psychology Bulletin. https://doi.org/10.1177/0146167220949003
- Zhao X., Epley N. (2020). Kind words do not become tired words: Undervaluing the positive impact of frequent compliments. Self and Identity. https://doi.org/10.1080/15298868.2020.1761438
- Kardas M., Kumar A., Epley N. (2022). Overly shallow? Miscalibrated expectations create a barrier to deeper conversation. Journal of Personality and Social Psychology, 122(3), 367-398. Comunicato APA: https://www.apa.org/news/press/releases/2021/09/deep-conversations-strangers
- Association for Psychological Science, "You probably made a better first impression than you think". https://www.psychologicalscience.org/news/releases/you-probably-made-a-better-first-impression-than-you-think.html
- Wikipedia, "Liking gap". https://en.wikipedia.org/wiki/Liking_gap