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Il disprezzo nella coppia: perché è il segnale di crisi da non ignorare

Negli studi di Gottman il disprezzo durante i litigi era tra i segnali più legati al divorzio. Ecco cosa hanno trovato davvero, i limiti di quelle previsioni e come difendersi.

Promettentecoppiaemozioniconversazioneattaccamento

Un laboratorio universitario, primi anni Ottanta. Una coppia sposata da qualche anno si siede davanti a una telecamera. Hanno addosso sensori che registrano il corpo mentre parlano. Il ricercatore chiede di parlare per quindici minuti di un tema su cui litigano spesso: i soldi, i suoceri, chi fa cosa in casa. Lei comincia a spiegare. Lui la ascolta, poi alza gli occhi al cielo e sorride appena, di lato. "Certo, come sempre. Tu sì che sai come si fa."

Una frase da nulla, si direbbe. Ma per lo psicologo John Gottman quella smorfia è uno dei dettagli più importanti dell'intera conversazione. Dopo decenni passati a riprendere coppie mentre litigano, è arrivato a una conclusione: non conta tanto se si litiga, quanto come. E tra tutti i modi di litigare male, uno sembra pesare più degli altri.

In breve

Negli studi longitudinali di John Gottman e Robert Levenson, quattro comportamenti durante le discussioni (critica, disprezzo, difensività e chiusura) erano legati a un rischio più alto di divorzio. Gottman indica il disprezzo, cioè trattare il partner dall'alto in basso, come il segnale più grave.

🟡 Promettente. Il legame tra negatività nei conflitti e separazione è ben documentato anche da altri gruppi. Ma i campioni di Gottman erano piccoli, le "previsioni" erano spesso calcolate a posteriori, e il primato del disprezzo è più un'interpretazione dell'autore che un risultato statistico isolato.

L'esperimento

Nel 1983 Gottman e Levenson reclutano con annunci sui giornali 79 coppie a Bloomington, in Indiana. Sono sposate in media da cinque anni, lui ha in media 31 anni, lei 29. Le coppie arrivano in laboratorio dopo almeno otto ore di separazione e affrontano tre conversazioni da 15 minuti, sempre nello stesso ordine: come è andata la giornata, un tema di conflitto, un argomento piacevole.

I ricercatori codificano ogni secondo. Usano due sistemi: uno conta comportamenti specifici, positivi e negativi; l'altro, chiamato SPAFF, classifica le emozioni espresse, dal disprezzo all'affetto, dall'umorismo alla tristezza.

Poi aspettano. Le coppie vengono ricontattate nel corso di 14 anni. L'articolo che riassume tutto esce nel 2000 sul Journal of Marriage and Family: "The timing of divorce", il momento del divorzio.

I risultati. Entro i 14 anni divorziano 22 coppie su 79, il 28%. I divorzi si concentrano in due finestre. Il primo gruppo, 9 coppie, si separa in media dopo circa 7 anni di matrimonio. Il secondo, 13 coppie, dopo circa 14 anni.

Le due finestre hanno firme diverse. Il divorzio precoce era predetto dalla negatività durante il conflitto: critica, difensività, disprezzo e chiusura, i "quattro cavalieri" come li chiama Gottman con un'immagine presa dall'Apocalisse. Il disprezzo, sia del marito sia della moglie, era più alto nelle coppie che si sono separate presto. "C'è una modalità di attacco e difesa, con un conflitto che si inasprisce", ha spiegato Gottman al servizio stampa della University of Washington.

Il divorzio tardivo invece non era predetto dalla negatività, ma dall'assenza di emozioni positive: poco affetto, poco interesse, poco umorismo, sia nel racconto della giornata sia nel conflitto. Coppie "alienate ed evitanti", nelle parole di Gottman.

Gli autori riportano percentuali di classificazione corretta alte, tra l'83% e il 93% a seconda del modello.

Cosa dice la ricerca oggi

Prima cautela: prevedere o spiegare a posteriori? Le percentuali di Gottman sono state molto criticate. In diversi studi i modelli statistici sono stati costruiti conoscendo già quali coppie avevano divorziato, e poi applicati agli stessi dati. È come disegnare il bersaglio intorno alla freccia. La giornalista Laurie Abraham e lo statistico Andrew Gelman hanno sottolineato che una vera previsione richiede di testare la formula su un campione nuovo. Richard Heyman e Amy Smith Slep, sul Journal of Marriage and Family (2001), hanno discusso proprio i rischi di prevedere il divorzio senza validazione incrociata.

Seconda cautela: l'accuratezza inganna. Se divorzia il 28% delle coppie, chi dice "nessuno divorzierà" ha già ragione nel 72% dei casi senza guardare un solo video. Un'accuratezza dell'85-90% è quindi meno impressionante di quanto sembri. Lo stesso articolo del 2000 riconosce di avere pochi casi (9 e 13 divorzi) e poca potenza statistica.

Terza cautela: il primato del disprezzo. Nell'articolo del 2000 il disprezzo fa parte dei quattro cavalieri, ma non viene analizzato da solo come il predittore più forte. L'idea che sia "il predittore numero uno" viene dall'insieme del lavoro di Gottman e dalla sua divulgazione, per esempio sul sito del Gottman Institute e nel libro Blink di Malcolm Gladwell.

Ma il quadro generale regge. Altri gruppi, con altri metodi, confermano che la negatività nella comunicazione pesa:

Esistono anche critiche alle applicazioni terapeutiche. Howard Markman, ideatore del programma PREP, ha contestato le conclusioni di Gottman sull'ascolto attivo. Il dibattito, osservava già allora la stampa specializzata, nasceva anche da come i risultati erano stati presentati ai media.

Come funziona

Perché proprio il disprezzo dovrebbe essere così tossico? Il Gottman Institute lo definisce come una comunicazione che dice, in sostanza: "Io sono migliore di te, e tu vali meno di me". Può essere sarcasmo, presa in giro, insulti, imitazioni, occhi al cielo, quel mezzo sorriso di superiorità.

La differenza con la critica è sottile ma importante. La critica attacca un comportamento o un carattere: "Non lavi mai i piatti". Il disprezzo attacca il valore della persona: "Figurati se uno come te capisce l'importanza dell'ordine". La critica dice "hai sbagliato". Il disprezzo dice "sei inferiore".

Questo cambia la conversazione. Chi si sente disprezzato raramente ascolta: si difende, contrattacca o si chiude. È così che i quattro cavalieri si inseguono. Il disprezzo provoca difensività, la difensività alimenta la critica, e alla fine uno dei due smette di parlare.

C'è anche un aspetto di accumulo. Il disprezzo di solito non nasce da un singolo litigio. Cresce da pensieri negativi sul partner coltivati a lungo e mai risolti. Per questo è un segnale: indica che il problema non è più il tema della discussione, ma il modo in cui uno dei due vede l'altro.

Il Gottman Institute sostiene anche che le coppie con molto disprezzo si ammalino più spesso di malattie infettive. È un'affermazione interessante, ma va presa con cautela: la pagina dell'istituto la attribuisce genericamente alla "ricerca", senza indicare lo studio da cui viene.

Cosa significa in pratica

Le domande che ci fanno

Davvero Gottman prevede il divorzio con il 90% di accuratezza? Non nel senso comune del termine. Molte di quelle percentuali vengono da modelli costruiti dopo aver saputo chi aveva divorziato e non sono state verificate su nuovi campioni. E con pochi divorzi nel campione, anche una previsione "a caso" ottiene percentuali alte.

Litigare spesso è un brutto segno? Non di per sé. Negli studi di Gottman contava il modo, non la frequenza. Molte coppie stabili litigano, anche animatamente, ma senza disprezzo e con tentativi di riparare.

Il disprezzo è peggio della critica? Secondo Gottman sì, perché attacca il valore della persona e non un comportamento. I dati lo collocano tra i segnali più legati al divorzio precoce, anche se non sempre analizzato da solo.

Si può tornare indietro? Sì. Gottman stesso parla di matrimoni che possono avere una "rinascita". Riconoscere il disprezzo, sostituirlo con richieste chiare e ricostruire l'apprezzamento sono obiettivi tipici della terapia di coppia.

Per approfondire

Fonti

  1. Gottman J. M., Levenson R. W. (2000). The timing of divorce: Predicting when a couple will divorce over a 14-year period. Journal of Marriage and the Family, 62, 737-745. Testo: https://bpl.studentorg.berkeley.edu/docs/61-Timing%20of%20Divorce00.pdf
  2. University of Washington News (11 settembre 2000). Marital researchers now can predict not only which couples will divorce, but when they will split. https://www.washington.edu/news/2000/09/11/marital-researchers-now-can-predict-not-only-which-couples-will-divorce-but-when-they-will-split/
  3. Gottman J. M., Levenson R. W. (1992). Marital processes predictive of later dissolution: Behavior, physiology, and health. Journal of Personality and Social Psychology, 63(2), 221-233. https://doi.org/10.1037/0022-3514.63.2.221
  4. Gottman J. M., Coan J., Carrere S., Swanson C. (1998). Predicting marital happiness and stability from newlywed interactions. Journal of Marriage and the Family, 60(1), 5-22. https://doi.org/10.2307/353438
  5. Lavner J. A., Bradbury T. N. (2012). Why do even satisfied newlyweds eventually go on to divorce? Journal of Family Psychology, 26(1), 1-10. Sintesi: https://www.healthymarriageinfo.org/news/why-do-even-satisfied-newlyweds-eventually-go-on-to-divorce
  6. Heyman R. E., Smith Slep A. M. (2001). The hazards of predicting divorce without crossvalidation. Journal of Marriage and Family, 63(2), 473-479. https://doi.org/10.1111/j.1741-3737.2001.00473.x
  7. A Wikipedia whitewash (2010), con la discussione sulle critiche di Laurie Abraham. Statistical Modeling, Causal Inference, and Social Science. https://statmodeling.stat.columbia.edu/2010/06/04/a_wikipedia_whi/
  8. The Gottman Institute, "The Four Horsemen: Contempt". https://www.gottman.com/blog/the-four-horsemen-contempt/
  9. Family Therapy Networker, sintesi del dibattito Gottman-Markman sull'ascolto attivo. https://darkwing.uoregon.edu/~rlweiss/473/abstract/Gottm.htm