neuroscienza.comArticoli · Approfondimenti

I feromoni in spray non rendono più attraenti: storia di una molecola senza prove

I profumi ai \"feromoni\" promettono attrazione chimica. Ma i due composti usati non hanno mai dimostrato di esserlo, e uno studio controllato non ha trovato effetti. Ecco perché.

Mitoattrazioneseduzioneneuromitineuromarketing

Basta cercare "profumo ai feromoni" in un negozio online per trovarne centinaia. Boccette nere, nomi aggressivi, promesse esplicite: "attira le donne", "lei non saprà resisterti", "la chimica dell'attrazione in una goccia". Qualcuno costa pochi euro, altri molto di più. Le recensioni giurano: "Da quando lo uso mi guardano tutte". Le pubblicità dei deodoranti, del resto, ci hanno abituato all'idea: una spruzzata e una folla di sconosciute ti insegue per strada.

Dietro queste boccette c'è un'idea che sembra scientifica. Gli animali comunicano con i feromoni, molecole che scatenano comportamenti precisi. Perché non dovremmo farlo anche noi? La domanda è legittima. La risposta della ricerca, dopo decenni di studi, è molto meno eccitante delle etichette.

In breve

Non esistono "feromoni umani" in spray capaci di rendere qualcuno più attraente. I due composti più venduti e studiati, l'androstadienone e l'estratetraenolo, non sono mai stati dimostrati come feromoni. In uno studio controllato del 2017 non hanno cambiato né i giudizi di attrattività né la percezione del genere.

🔴 Mito. Gli odori corporei possono influenzare un po' le nostre impressioni, ma nessuna molecola umana con effetto "attira-partner" è stata identificata, e gli spray in commercio non hanno prove di efficacia.

Da dove nasce il mito

La parola "feromone" nasce nel 1959. Lo stesso anno il chimico Adolf Butenandt identifica il bombicolo, la molecola con cui la femmina del baco da seta attira i maschi anche da grande distanza. È una scoperta spettacolare: una singola sostanza, prodotta da un sesso, che provoca nell'altro un comportamento preciso e prevedibile. Negli anni successivi si trovano feromoni in molti insetti e in diversi mammiferi, come il feromone mammario del coniglio che spinge i piccoli a cercare il capezzolo.

Il salto agli esseri umani avviene in due tempi. Nel 1971 Martha McClintock pubblica su Nature uno studio secondo cui le donne che vivono insieme tenderebbero a sincronizzare il ciclo mestruale, forse per via di segnali chimici. L'idea diventa popolarissima, anche se le ricerche successive non l'hanno confermata in modo convincente: studi con metodi statistici migliori, come quello di Yang e Schank (2006), non hanno trovato sincronia, e molte apparenti coincidenze si spiegano con il caso.

Poi entrano in scena le aziende. Nel 1991 un breve articolo firmato da Luis Monti-Bloch descrive due "presunti feromoni umani": l'androstadienone (AND), associato agli uomini, e l'estratetraenolo (EST), associato alle donne. Come ha ricostruito lo Smithsonian Magazine, le due molecole non erano state isolate dal sudore o da altre secrezioni umane. Le forniva un'azienda, Erox, fondata dall'ex professore dello Utah David Berliner, che voleva brevettarle per profumi e colonie. Sia l'autore sia la sua università avevano legami con l'azienda, e l'articolo non dichiarava questi conflitti di interesse. Lo zoologo Tristram Wyatt, dell'Università di Oxford, ha ricostruito questa storia in un articolo del 2015 sui Proceedings of the Royal Society B: secondo lui le due molecole sono state scelte senza mai dimostrare, con i metodi usati negli animali, che fossero davvero feromoni. Eppure per decenni molti studi le hanno usate come tali.

Anche la divulgazione ha contribuito. Nel libro Il cervello in amore, per esempio, Grazia Attili, psicologa della Sapienza, descrive l'attrazione come guidata da feromoni captati dal sistema vomeronasale e trasmessi all'ipotalamo. È un racconto affascinante e molto diffuso, ma, come vedremo, poggia su basi fragili.

Cosa dice davvero la ricerca

Lo studio della scheda. Robin Hare, Sophie Schlatter, Gillian Rhodes e Leigh Simmons, della University of Western Australia, hanno pubblicato nel 2017 su Royal Society Open Science un esperimento pensato per mettere alla prova proprio AND ed EST. Il titolo è già una sintesi: "Putative sex-specific human pheromones do not affect gender perception, attractiveness ratings or unfaithfulness judgements of opposite sex faces", i presunti feromoni umani non cambiano la percezione del genere, i giudizi di attrattività o di infedeltà dei volti dell'altro sesso.

Hanno partecipato 94 adulti eterosessuali, 43 uomini e 51 donne. Il disegno era in doppio cieco: né i partecipanti né i ricercatori sapevano chi riceveva cosa fino all'analisi dei dati. Ognuno svolgeva gli stessi compiti al computer in due giorni consecutivi, una volta dopo un odore di controllo e una volta dopo AND o EST. I compiti erano tre: giudicare se cinque volti resi neutri al computer sembrassero maschili o femminili, valutare l'attrattività di volti dell'altro sesso e stimare quanto quei volti sembrassero inclini al tradimento. Nessuno dei compiti ha mostrato effetti dei "feromoni". Gli autori concludono che non ci sono prove che queste molecole funzionino come feromoni sessuali. Leigh Simmons ha aggiunto un'osservazione importante: gli studi favorevoli ai feromoni ricevono più attenzione di quelli con risultati nulli, e questo distorce l'idea che il pubblico si fa dell'argomento.

Uno studio positivo, poi contraddetto. Nel 2014 Wen Zhou e colleghi, su Current Biology, avevano riportato che AND ed EST cambiavano la percezione del genere di figure stilizzate in movimento. È lo studio che Hare e colleghi hanno cercato di estendere ai volti, senza trovare nulla. Uno studio isolato e positivo, seguito da un tentativo controllato negativo, è un classico segnale da crisi di replicazione.

Il problema di fondo. Wyatt sottolinea che il metodo corretto per trovare un feromone parte dal comportamento: con test biologici si mostra che una sostanza provoca una risposta, poi si sintetizza la molecola attiva, infine si verifica che la versione sintetica, a concentrazioni naturali, riproduca l'effetto. Con AND ed EST si è fatto il contrario: si è partiti da molecole scelte in anticipo e si sono cercati effetti. La sua conclusione è netta: "We need to start again", bisogna ricominciare da capo. Simmons, dal canto suo, segnala che i risultati positivi hanno più visibilità di quelli nulli.

L'organo vomeronasale. Negli altri mammiferi molti feromoni sono rilevati da un organo specifico nel naso, l'organo vomeronasale. Negli esseri umani adulti una piccola struttura simile esiste in alcune persone, ma è considerata non funzionante: i geni dei recettori di questo sistema sono in gran parte inattivi: nel 2001 un gruppo del Caltech ne ha identificati 34 nel genoma umano, e tutti sembravano pseudogeni (Chemical Senses). Questo non esclude segnali chimici, ma rende improbabile il meccanismo che i venditori raccontano.

Gli odori contano, ma non così. Gli esseri umani producono e percepiscono odori sociali. Il candidato più promettente, secondo Wyatt, non riguarda il sesso ma l'accudimento: una secrezione del capezzolo posta sotto il naso di un neonato addormentato provoca movimenti di suzione, anche se non viene dalla sua mamma. Altri studi riportano che annusare lacrime femminili riduca negli uomini l'eccitazione sessuale e il testosterone, anche se la sostanza responsabile non è stata isolata. Altri ancora, come il celebre esperimento delle magliette di Claus Wedekind (1995), suggeriscono preferenze per l'odore di persone con un sistema immunitario diverso, con risultati però misti nelle ricerche successive. Wyatt precisa che queste non sono prove di feromoni: un feromone è comune a tutta la specie, mentre qui conta un odore individuale. Tutto questo è molto lontano da una molecola che, spruzzata sul collo, rende irresistibili.

Perché il cervello ci casca

L'analogia con gli animali è potente. Sappiamo che le falene seguono una scia chimica per chilometri. È facile pensare che anche noi, in fondo, siamo animali guidati da segnali invisibili. È un ragionamento per somiglianza, quello che gli psicologi chiamano euristica della rappresentatività: se assomiglia a una cosa vera, deve funzionare allo stesso modo.

L'effetto placebo sulla fiducia. Chi indossa un profumo che crede "magico" può sentirsi più sicuro, sorridere di più, avvicinare più persone. Se qualcosa va bene, il merito va allo spray. È un placebo comportamentale: l'effetto, se c'è, è nella testa di chi lo indossa, non nel naso di chi lo annusa.

La memoria seleziona. Ricordiamo la sera in cui il profumo "ha funzionato" e dimentichiamo le dieci in cui non è successo nulla. Le recensioni online amplificano questo filtro: scrive chi è entusiasta.

Il fascino della scorciatoia. L'attrazione dipende da molti fattori difficili da controllare: aspetto, personalità, contesto, fortuna. Una soluzione chimica promette di saltare tutto questo. È lo stesso meccanismo che rende vendibili integratori miracolosi e diete lampo.

Cosa significa in pratica

Le domande che ci fanno

Quindi gli esseri umani non hanno feromoni? Non lo sappiamo con certezza. Potrebbero esistere segnali chimici umani, per esempio tra madre e neonato. Ma nessuna molecola umana è stata finora dimostrata come feromone sessuale, e AND ed EST non lo sono.

Ma ho letto studi che mostrano effetti dell'androstadienone sull'umore. Alcuni studi trovano piccoli effetti su umore o attenzione. Sono spesso piccoli, con dosi alte e risultati poco replicati. Anche se fossero veri, non dimostrano un effetto di attrazione.

E l'esperimento delle magliette? Lo studio di Wedekind suggeriva che le donne preferissero l'odore di uomini con geni immunitari diversi. È interessante, ma le repliche sono contrastanti. E non riguarda gli spray: riguarda l'odore naturale di una persona.

Uno spray può almeno farmi sentire più sicuro? Forse sì, come qualsiasi rito che dà fiducia. Ma allora va benissimo anche il profumo che ti piace di più, senza pagare l'etichetta.

Per approfondire

Fonti

  1. Hare R. M., Schlatter S., Rhodes G., Simmons L. W. (2017). Putative sex-specific human pheromones do not affect gender perception, attractiveness ratings or unfaithfulness judgements of opposite sex faces. Royal Society Open Science, 4(3), 160831. https://doi.org/10.1098/rsos.160831
  2. Wyatt T. D. (2015). The search for human pheromones: The lost decades and the necessity of returning to first principles. Proceedings of the Royal Society B, 282(1804), 20142994. https://doi.org/10.1098/rspb.2014.2994
  3. Zhou W., Yang X., Chen K., Cai P., He S., Jiang Y. (2014). Chemosensory communication of gender through two human steroids in a sexually dimorphic manner. Current Biology, 24(10), 1091-1095. https://doi.org/10.1016/j.cub.2014.03.035
  4. Wedekind C., Seebeck T., Bettens F., Paepke A. J. (1995). MHC-dependent mate preferences in humans. Proceedings of the Royal Society B, 260(1359), 245-249. https://doi.org/10.1098/rspb.1995.0087
  5. Havlicek J., Roberts S. C. (2009). MHC-correlated mate choice in humans: A review. Psychoneuroendocrinology, 34(4), 497-512. https://doi.org/10.1016/j.psyneuen.2008.10.007
  6. McClintock M. K. (1971). Menstrual synchrony and suppression. Nature, 229(5282), 244-245. https://doi.org/10.1038/229244a0
  7. Monti-Bloch L., Grosser B. I. (1991). Effect of putative pheromones on the electrical activity of the human vomeronasal organ and olfactory epithelium. Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology, 39(4B), 573-582. https://doi.org/10.1016/0960-0760(91)90255-4
  8. University of Western Australia (marzo 2017). Do pheromones exist in humans? https://www.news.uwa.edu.au/201703089446/research/do-pheromones-exist-humans
  9. Smithsonian Magazine. Scientists have been studying two fake human pheromones for decades. https://www.smithsonianmag.com/smart-news/scientists-have-been-studying-two-fake-human-pheromones-decades-180954567/
  10. Royal Society (4 marzo 2015). Do humans have pheromones? https://royalsociety.org/news/2015/03/do-humans-have-pheromones
  11. Attili G. (2017). Il cervello in amore. Le donne e gli uomini ai tempi delle neuroscienze. Il Mulino. https://www.mulino.it/isbn/9788815271457
  12. Kouros-Mehr H., Pintchovski S., Melnyk J., Chen Y.-J., Friedman C., Trask B., Shizuya H. (2001). Identification of non-functional human VNO receptor genes provides evidence for vestigiality of the human VNO. Chemical Senses, 26(9), 1167-1174. https://doi.org/10.1093/chemse/26.9.1167