Cervello destro o sinistro? Perché nessuno di noi è un emisfero solo
Alcune funzioni sono davvero lateralizzate, ma uno studio su oltre mille cervelli non ha trovato persone con un emisfero dominante. Storia e limiti di un'idea molto amata.
Basta una ricerca online per trovare decine di test: "Scopri se sei cervello destro o cervello sinistro". Una ballerina che gira, e se la vedi ruotare in senso orario saresti creativo. Dieci domande su come organizzi la scrivania, e il verdetto arriva: logico, analitico, sinistro. Oppure intuitivo, artistico, destro. In alcuni colloqui di lavoro e corsi di formazione questa etichetta viene presa sul serio, e c'è chi la usa per spiegare perché "non è portato per la matematica". L'idea ha un fascino evidente: divide le persone in due tipi facili da ricordare e sembra appoggiarsi su una scoperta da premio Nobel. Ma che cosa succede se si guardano davvero i cervelli di mille persone e si cerca il loro emisfero "forte"?
In breve
Alcune funzioni sono davvero più legate a un emisfero, come il linguaggio a sinistra nella maggior parte delle persone. Ma non esistono individui con un emisfero globalmente dominante: la lateralizzazione è una proprietà di singole reti, non della persona.
🔴 Mito. Lo studio più grande sull'argomento, su 1.011 persone, non ha trovato nessuno "cervello destro" o "cervello sinistro" nel complesso.
Da dove nasce il mito
La storia comincia con una scoperta vera. Nel 1861 il medico francese Paul Broca descrisse un paziente che capiva il linguaggio ma non riusciva più a parlare, e che aveva una lesione nel lobo frontale sinistro. Negli anni successivi Broca e altri raccolsero casi simili: le lesioni che compromettono il linguaggio stanno quasi sempre a sinistra. Fu la prima prova solida che i due emisferi non sono identici.
Il secondo capitolo arriva tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con i pazienti "split brain". Per curare forme gravi di epilessia, alcuni chirurghi recisero il corpo calloso, il fascio di fibre che collega i due emisferi. Roger Sperry e il suo allievo Michael Gazzaniga studiarono questi pazienti con test ingegnosi. Come racconta Alberto Oliverio in La vita nascosta del cervello (2009), se una parola scritta veniva mostrata solo all'emisfero destro, il paziente non riusciva a dirla ad alta voce, ma sapeva prendere con la mano sinistra l'oggetto corrispondente da un sacchetto. Ciascun emisfero aveva competenze proprie e, senza il ponte calloso, non poteva condividerle. Per questi studi Sperry ricevette nel 1981 il premio Nobel per la medicina.
Da qui al mito il passo è breve, ma è un passo sbagliato. Negli anni Settanta libri e riviste trasformarono le differenze osservate in pazienti con il cervello diviso in tipi di personalità di persone sane. L'emisfero sinistro diventò "il contabile", il destro "l'artista". Il manuale di disegno di Betty Edwards, Disegnare con la parte destra del cervello (1979), ebbe un enorme successo e rese popolare l'idea che si potesse "passare" da un emisfero all'altro. Seguirono corsi di formazione aziendale, test di personalità e metodi didattici.
Il mito è arrivato fino a scuola. Nell'indagine di Sanne Dekker e colleghi (2012) su 242 insegnanti, il 91% dei docenti britannici e l'86% di quelli olandesi riteneva che le differenze di dominanza emisferica aiutino a spiegare le differenze tra studenti. Era il neuromito più diffuso dell'intero questionario.
Cosa dice davvero la ricerca
Lo studio della scheda. Nel 2013 Jared Nielsen, Jeffrey Anderson e colleghi dell'Università dello Utah pubblicano su PLOS ONE l'analisi più diretta dell'ipotesi. Prendono le risonanze magnetiche funzionali a riposo di 1.011 persone tra i 7 e i 29 anni, da due archivi pubblici. Dividono la materia grigia in 7.266 regioni e misurano, per ogni connessione, se è più forte in un emisfero o nell'altro. Trovano 20 "nodi" fortemente lateralizzati: 9 a sinistra, soprattutto nelle reti del linguaggio e nella rete di default, 11 a destra, soprattutto nelle reti dell'attenzione. Fin qui, la lateralizzazione esiste. Ma poi verificano se una persona con reti molto lateralizzate a sinistra tenda ad averle tutte così. Non accade. Gli autori concludono che la lateralizzazione delle connessioni appare come una proprietà locale e non globale delle reti cerebrali. Hanno trovato un piccolo aumento della lateralizzazione con l'età e nessuna differenza tra maschi e femmine.
Il linguaggio è lateralizzato, ma non per tutti. La dominanza sinistra per il linguaggio è la regola, ma una minoranza di persone ha il linguaggio a destra o distribuito su entrambi i lati, e questa minoranza è più frequente tra i mancini. Lo hanno mostrato, per esempio, Stefan Knecht e colleghi (2000, Brain) con l'ecografia Doppler transcranica in volontari sani. Questo non rende quelle persone più "creative": mostra solo che l'organizzazione cerebrale varia.
La creatività non sta a destra. Arne Dietrich e Riam Kanso (2010, Psychological Bulletin) hanno passato in rassegna decine di studi con EEG e neuroimmagini sulla creatività e sull'intuizione. La conclusione è netta: la creatività non è localizzata in un emisfero né in una singola area, ma coinvolge reti distribuite in entrambi i lati. Ci sono risultati specifici interessanti, come lo studio di Mark Jung-Beeman e colleghi (2004, PLOS Biology) su un'area temporale destra più attiva quando si risolve un problema con un'intuizione improvvisa. Ma una singola area coinvolta in un tipo di compito non è "il cervello creativo".
Gli emisferi lavorano insieme. Michael Corballis, uno dei maggiori studiosi di lateralizzazione, ha riassunto il quadro nel 2014 su PLOS Biology, in un articolo intitolato proprio "fatti e fantasie". Le asimmetrie cerebrali non sono un'esclusiva umana, sono comuni in moltissime specie animali, presenti fin dalla nascita e in parte legate ai geni. Sono reali e interessanti, ma non corrispondono alla divisione popolare tra un lato logico e uno creativo. Corballis nota anche un dettaglio curioso: le difficoltà cognitive sembrano associate più spesso all'assenza di asimmetria che a un'asimmetria rovesciata. In un cervello sano il corpo calloso, con le sue centinaia di milioni di fibre, scambia informazioni tra i due lati di continuo. Anche la matematica, simbolo del "cervello sinistro", recluta aree parietali di entrambi gli emisferi, e anche il linguaggio usa l'emisfero destro per l'intonazione e il senso figurato.
Perché il cervello ci casca
Il mito destro sinistro funziona perché unisce tre cose che la nostra mente ama.
La prima è una base vera. Le asimmetrie esistono e i pazienti split brain sono una delle storie più affascinanti delle neuroscienze. Un mito che parte da un fatto reale è molto più difficile da smontare di una pura invenzione.
La seconda è la semplicità delle categorie. Due tipi di persone, opposti e complementari, si ricordano meglio di una distribuzione continua di reti con livelli diversi di lateralizzazione. Classificare qualcuno con un'etichetta è rapido, e la euristica della rappresentatività ci fa riconoscere il "tipo" in ogni dettaglio: ama il disegno, quindi è destro.
La terza è l'identità. Sentirsi dire "sei un cervello destro" è gratificante e offre una spiegazione comoda: "non sono negato per i numeri per pigrizia, è il mio emisfero". Qui entra il bias di conferma: ricordiamo le volte in cui ci siamo comportati da "creativi" e dimentichiamo quelle in cui abbiamo ragionato da "analitici". I test online, con domande vaghe, offrono sempre un risultato in cui riconoscersi, lo stesso meccanismo che fa sembrare precisi gli oroscopi.
Cosa significa in pratica
- Studio e lavoro. Non organizzare la formazione su "studenti destri" e "studenti sinistri". La stessa logica sostiene il mito degli stili di apprendimento, che ha le stesse debolezze: ne parliamo nell'approfondimento sugli stili di apprendimento. Meglio puntare su tecniche che funzionano per tutti, come il ripasso distanziato e i test di verifica.
- Selezione del personale. Un test che ti classifica come "destro" o "sinistro" non misura nulla di utile. Se un fornitore lo propone per selezionare candidati o formare squadre, chiedi su quali studi pubblicati si basa.
- Marketing e prezzi. Gli slogan "parla al cervello destro del cliente" o "pubblicità per l'emisfero emotivo" sono metafore, non indicazioni operative. Emozione e ragionamento lavorano insieme in entrambi gli emisferi. Valuta una campagna con test reali, non con la geografia del cervello.
- Web e app. Diffida di app e quiz che promettono di "bilanciare gli emisferi" o di "attivare il lato creativo". Spesso sono la porta d'ingresso a prodotti di brain training dalle promesse esagerate.
- Cosa dire al suo posto. "Alcune funzioni, come il linguaggio, sono più legate a un emisfero, ma ogni persona usa entrambi in modo integrato. Creatività e logica dipendono da reti che attraversano tutto il cervello."
Le domande che ci fanno
Ma i mancini non sono più creativi? L'idea è popolare, ma le prove sono deboli e contrastanti. Essere mancini è associato a un'organizzazione cerebrale un po' diversa in media, per esempio a una maggiore probabilità di linguaggio a destra. Questo non si traduce in un vantaggio creativo dimostrato.
Allora le differenze tra emisferi non esistono? Esistono, e sono studiate da più di un secolo. Il linguaggio è lateralizzato a sinistra nella maggior parte delle persone, alcune reti dell'attenzione spaziale sono più forti a destra. Il mito non sta nelle differenze, ma nell'idea che una persona intera sia "dominata" da un lato.
Che cosa succede se si perde un emisfero? In alcuni bambini con epilessia gravissima si rimuove o si scollega un intero emisfero. Molti recuperano in modo sorprendente, perché il cervello giovane si riorganizza. È una prova di plasticità, non del fatto che un emisfero fosse superfluo: restano di solito deficit motori e visivi sul lato opposto del corpo.
Il test della ballerina che gira dice qualcosa? No. È un'illusione visiva ambigua: la figura è una silhouette senza indizi di profondità, quindi il cervello può interpretarla in due modi e spesso passa da uno all'altro. Non esiste alcuna prova che la direzione percepita dipenda da un emisfero dominante.
Per approfondire
- La scheda del quiz
- Euristica della rappresentatività
- Bias di conferma
- Gli stili di apprendimento
- Usiamo solo il 10% del cervello?
- Il cervello rettiliano non esiste
- Falso mito o scienza? Il quiz
Fonti
- Nielsen J. A., Zielinski B. A., Ferguson M. A., Lainhart J. E., Anderson J. S. (2013). An evaluation of the left-brain vs. right-brain hypothesis with resting state functional connectivity magnetic resonance imaging. PLOS ONE, 8(8), e71275. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0071275
- Dekker S., Lee N. C., Howard-Jones P., Jolles J. (2012). Neuromyths in education: Prevalence and predictors of misconceptions among teachers. Frontiers in Psychology, 3, 429. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2012.00429
- Corballis M. C. (2014). Left brain, right brain: Facts and fantasies. PLOS Biology, 12(1), e1001767. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.1001767
- Dietrich A., Kanso R. (2010). A review of EEG, ERP, and neuroimaging studies of creativity and insight. Psychological Bulletin, 136(5), 822-848. https://doi.org/10.1037/a0019749
- Jung-Beeman M., Bowden E. M., Haberman J. et al. (2004). Neural activity when people solve verbal problems with insight. PLOS Biology, 2(4), e97. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.0020097
- Knecht S., Dräger B., Deppe M. et al. (2000). Handedness and hemispheric language dominance in healthy humans. Brain, 123(12), 2512-2518. https://doi.org/10.1093/brain/123.12.2512
- Oliverio A. (2009). La vita nascosta del cervello. Giunti. https://giunti.it/products/la-vita-nascosta-del-cervello-oliverio-alberto-9788809743557
- Edwards B. (1979). Drawing on the Right Side of the Brain. Tarcher. Edizione italiana: Disegnare con la parte destra del cervello, Longanesi. https://www.penguinrandomhouse.com/books/310367/drawing-on-the-right-side-of-the-brain-by-betty-edwards/